..."Dire la verità,quello che non so,che cerco,che non ho ancora trovato.Solo così mi sento vivo."

mercoledì 12 marzo 2014

"KYNODONTAS" (2009) di Giorgos Lanthimos



Mamma cos'è una FICA? Una fica è una lampada di grandi dimensioni… ed il Mare? Il mare è una sedia in pelle con i braccioli di legno, l’Autostrada è un vento molto forte, il telefono una saliera, il fucile è un meraviglioso uccello bianco, gli zombie sono fiori gialli… I nomi? Anche quelli non esistono. Solo “padre”, “Madre”, “fratello”, “sorella maggiore”, Sorella minore”… ed il telefono, la radio, la televisione…non si sa cosa sono. I gatti, poi, sono animali pericolosissimi capaci di sbranare gli uomini, per questo non bisogna assolutamente uscire in giardino da soli... Soltanto quando il canino destro o quello sinistro cadranno, i figli saranno pronti a lasciare la casa dei genitori e ad esplorare il mondo. Ma prima di quel giorno nessuna libertà è concessa, nessuna stravaganza.

Così vivono i tre fratelli di “Kynodontas”, segregati in una villa in campagna dal severo padre, per proteggerli dal mondo esterno, dalle infezioni, dagli esseri umani. Non hanno il minimo contatto con il resto dell’umanità. Il linguaggio è modificato ad hoc, la loro vita è strettamente controllata.
Sono prigionieri, in pratica. Prigionieri inconsapevoli, ma pur sempre prigionieri. Incatenati, costretti ad una vita assurda. Piatta. Senza scopo.  

La pellicola di Giorgos Lanthimos (primo approccio del sottoscritto al cinema greco contemporaneo) è un qualcosa di estremamente straziante. Un film che fa male, molto male. Forse troppo, mettendo davvero a dura prova lo spettatore. Parlando in prima persona, per quasi tutta la durata della pellicola, sono stato combattuto tra l’interrompere la visione o il mandarla avanti. Alcune sequenze sono difficilmente tollerabili, e dopo la scena del gatto (impossibile da dimenticare), sinceramente, la tentazione di spegnere tutto, dentro di me è stata veramente grossa. Ma attenzione, non fraintendetemi: non è ciò che si vede sullo schermo che ci disgusta, ma ciò che non si vede. Il sangue è presente, è vero, ma la vera violenza è soprattutto psicologica. Ed il tipo di regia in questo senso è perfetto. Una regia minimale, fredda, chirurgica. Il bianco delle pareti quasi acceca e rende il tutto ancora più disturbante.
I tre fratelli non sembrano neanche persone. Anche tutte le loro emozioni sono molto contenute. La maggior parte delle emozioni, a dir la verità, probabilmente non sanno nemmeno cosa sono. Sono adulti, ma in fin dei conti sono bambini. Ingenui. Stupidi.
Estremamente disturbante anche il modo in cui viene trattata la sessualità. Non c’è passione, non c’è desiderio. Il sesso sembra anch'esso un qualcosa di artificiale. Fatto sotto ordine dei genitori, oppure fatto soltanto in cambio di un piccolo regalo.

Poi ovviamente, per esigenze di trama, entra in scena l’elemento disturbatore, quella piccola perturbazione in grado di far esplodere a poco a poco il caos e dunque far crollare l'intero sistema autoritario creato dal pater familias… Ed il bello è che questo elemento è il cinema. Saranno infatti le vhs di “Rocky Balboa” e de “Lo Squalo” a mostrare alla sorella maggiore l’esistenza di tutto un altro mondo. Un mondo dove le persone si chiamano per nome, combattono per i loro sogni, si amano.
Lì comincia la “ribellione” della ragazza portata avanti con i pochi mezzi a propria disposizione. E nella bellissima scena del ballo emerge potentissimo il desiderio di libertà… Una scena che, partendo da una situazione piuttosto ridicola, si fa poi estremamente intensa e non può non arrivare al cuore, seppur in maniera “silenziosa”. Da lì è tutto un ‘crescendo’ di pathos che culmina in un finale criptico, anch’esso straziante, ma perfettamente in linea con ciò che è stato il film sino a quel momento.

Quel che resta allo spettatore è un tipo di dolore che ci vuole un po’ a metabolizzare, ma l’impressione comunque di aver assistito ad una pellicola importante, dalla disarmante carica simbolica, diversa dalla grandissima maggioranza dei film che capita di vedere. Un film coraggioso nel trasmettere un messaggio sociale e politico, dando al tutto una sembianza surreale, quando in verità ci rendiamo conto che è tutto molto più reale di quanto ci possa sembrare. Una tragedia gelida e spietata che ti penetra dentro ed ho la sensazione che ci metterà un po’ di tempo a lasciarmi in pace. Se poi mi è piaciuta o meno, sinceramente devo ancora capirlo… Ciò che è sicuro è che porterò avanti questa mia esplorazione del cinema greco,  con l’intenzione magari di ritornare in futuro su questo film, per ulteriori riflessioni.

Adesso, preferisco lasciar tempo ai sentimenti di fare il proprio corso.

13 commenti:

  1. Eh, ragazzi, che capolavoro! Un altra di quelle opere talmente totali da lasciarti afasico ogni volta che ti ci accosti. Ma capisco che possa generare un certo disorientamento, la prima volta che si entra in contatto con questa famiglia così disfunzionale, per questo comprendo perfettamente la tua sensazione, spero momentanea, di stasi. L'unica cosa di cui mi rammarico, ogni volta che mi capita sotto gli occhi questo titolo, è di non averne ancora scritto neanche mezza riga (e pensare che l'ho visto già quattro volte). Quindi tanto di cappello, Vittorio, se non altro per aver trovato il coraggio di parlarne dopo una sola visione :)

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    1. Si, infatti...abbastanza afasico, non è che abbia scritto granchè... ma volevo buttare giù qualcosa sin da subito. Tanto poi va a finire che non ne scrivo più sennò. (fai conto è tre settimane che vorrei scrivere qualcosa riguardo "Deserto rosso" e non riesco a mettere in fila due frasi decenti. Del resto è uno dei film più belli che abbia visto in vita mia). Tornando a Kynodontas, un film sconvolgente, di quelli che non dimentichi. Sinceramente ancora più crudele di quanto mi aspettassi... Ora cerco di recuperare anche altro di questi greci!

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    2. "ma volevo buttare giù qualcosa sin da subito"... E hai fatto benissimo, altrimenti rischi di imitare il sottoscritto, che rimanda sempre ;)
      "Deserto Rosso"... che filmone! Solo a nominarlo mi stimoli a una revisione. Anche a me piacerebbe scriverne due righe, chissà, prima o poi.

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  2. Bravissimo Vittorio, non hai sbagliato una riga, sia a livello tecnico che emozionale. Personalmente quando scrissi la rece ricordo che da una parte non sapevo cosa dire, dall'altra non riuscivo a smettere.
    Vedrai che più passa il tempo più ti renderai conto della portata de sto film.
    Ora sotto con Miss Violence che forse ti farà ancora più male e con Attenberg.
    E poi fammi sapere se questa non ti sembra una trilogia non ufficiale sul padre e l'educazione.
    Frank straordinario, 4 volte?
    Grande.

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    1. Sicuramente è un film che richiede il suo tempo per essere "metabolizzato", ma come dicevo a Frank, ho voluto scrivere qualcosa sin da subito, con l'impegno di ritornarci più in qua. Adesso Attenberg e Miss Violence sono d'obbligo! P.S: primo patto rispettato. :-P

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    2. @Caden: forse anche 5... Mi vergogno :p

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  3. forse il più più duro visto negli ultimi anni.
    manco haneke probabilmente è mai riuscito ad arrivare a tanto...
    impossibile da dimenticare

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    1. Di Haneke ho visto Funny Games e La pianista, ma questo film mi è sembrato di tutt'altro spessore. Film malati come La pianista, però, non l'ho più visti...:-P

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  4. Per me un film bello, violentissimo, nichilista. Da vedere.

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  5. Cacchio, mi manca, Dovrò vederlo!

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    1. Si, provaci Jean. preparati psicologicamente. magari non lo amerai, ma è un film che merita assolutamente!!

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  6. Se ti interessa la new wave ellenica, ti consiglio "Luton", finora il migliore che mi sia capitato di vedere della brigata lanthimosiana.

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  7. "Il linguaggio è potere. Evitare, o, se non si può farne a meno, stravolgere, qualsiasi parola abbia a a che fare con la libertà, con il sesso o con il mondo esterno." È proprio il linguaggio la cosa che mi ha colpito di più in questo meraviglioso film. Lanthimos deve averci studiato parecchio, se ne potrebbe scrivere un libro.
    Bella recensione!!

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