“Tutto è rappresentazione, se reciti bene inganni gli altri, se reciti male inganni te stessa, se non sai nemmeno ingannare te stessa non ti restano che i fantasmi…”
“tra gli uomini e i fantasmi, la sola differenza è il respiro…”
“tra gli uomini e i fantasmi, la sola differenza è il respiro…”


E’ quindi un dramma soffocante, che si consuma lentamente, tra doppi giochi, falsità ed inganni. Il rosso in questo caso non è il colore del sangue, ma è comunque colore di violenza, una violenza più subdola, psicologica. Le quattro signore sono costrette dalla condizione in cui si trovano a competere tra loro per avere un minimo d’amore e fanno di tutto per prevaricare l’una sull’altra… Vederle architettare piani crudeli soltanto per quel massaggio ai piedi e quelle lanterne in camera, diventa asfissiante anche per lo spettatore. Vediamo, infatti, progressivamente la giovane Song Lian restare imprigionata in questo vortice, la vediamo crollare, diventare anch’essa parte del crudele meccanismo, costretta ad ingannare le altre per sopravvivere.
Bellissimo anche il personaggio della serva di Song Lian, una schiava (quindi di condizione ancora più inferiore, quasi pari allo zero), che sogna di diventare un giorno una concubina e così si rinchiude in camera con le lanterne rosse, chiude gli occhi, alza le gambe e si immagina di ricevere il massaggio ai piedi… Oppure quello della terza signora, forse il personaggio più complesso, ma anche più affascinante, una ex cantante lirica di indole ribelle, libera ed eccentrica. Il suo canto assume i connotati di un stridulo urlo di disperazione e solitudine.
E così ben presto ci accorgiamo che la luce rossa di quelle lanterne non è un simbolo di amore, ma di morte. Comprendiamo che in quella abitazione regna inesorabilmente un clima di odio, veleno ed invidia tra le quattro mogli, tutte in competizione tra loro per ricevere quelle poche attenzioni che vengono loro riservate dal signor Chen, che con un ottima scelta registica di Zhang Yimou non viene mai inquadrato da vicino, quasi a voler rimarcare il totale distacco, lo sentiamo soltanto parlare, senza nemmeno sapere le sue fattezze fisiche. D’altronde non avrebbe alcuna importanza.Bellissimo anche il personaggio della serva di Song Lian, una schiava (quindi di condizione ancora più inferiore, quasi pari allo zero), che sogna di diventare un giorno una concubina e così si rinchiude in camera con le lanterne rosse, chiude gli occhi, alza le gambe e si immagina di ricevere il massaggio ai piedi… Oppure quello della terza signora, forse il personaggio più complesso, ma anche più affascinante, una ex cantante lirica di indole ribelle, libera ed eccentrica. Il suo canto assume i connotati di un stridulo urlo di disperazione e solitudine.
Il tutto è narrato con una regia magistrale. Visivamente, è uno splendore. La fotografia infatti ci regala delle immagini stupende, ed assistiamo al contrasto tra le stanze illuminate dalla luce rossa delle lanterne, ed il grigio quasi nero dei muri delle abitazioni, fino ad arrivare al bianco gelido della neve. Ogni primo piano è azzeccato, ogni dialogo è denso di straordinaria sensibilità. Non c’è una musica sbagliata, non c’è un colore fuori posto.
E’ quasi un Horror psicologico. Si vedono solo poche gocce di sangue, ma la violenza, seppur silenziosa e celata, è sempre presente.
Un film che fa riflettere ed emozionare. Che ci fa incazzare, ma anche commuovere. Impossibile non sentirsi in empatia con le quattro signore ed alla fine è anche impossibile persino biasimare i loro comportamenti più malvagi.
Indimenticabile: ti si imprime nella mente e nel cuore e non ti abbandona più.
E’ quasi un Horror psicologico. Si vedono solo poche gocce di sangue, ma la violenza, seppur silenziosa e celata, è sempre presente.
Un film che fa riflettere ed emozionare. Che ci fa incazzare, ma anche commuovere. Impossibile non sentirsi in empatia con le quattro signore ed alla fine è anche impossibile persino biasimare i loro comportamenti più malvagi.
Indimenticabile: ti si imprime nella mente e nel cuore e non ti abbandona più.
Menzione d’onore per la straordinaria Gong Li, che in questa pellicola, nel suo ruolo di triste eroina, è veramente una dea.
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