– Bruce Springsteen, Badlands
A me sinceramente, nei film, piace
buttarmici. Si, liberarmi dai pregiudizi, dalle inibizioni, da
qualsiasi tipo di freno, dalla paura di affogare. Chiudere gli occhi e
tuffarmici, curioso di vedere ciò che accadrà. Molte volte, però,
purtroppo, ti tuffi e ti schianti contro un mare finto, fatto di
plastica (un po' come Jim Carrey in The Truman Show che sbatte contro
il cielo di carta). Questo può accadere o perché il regista non è
bravo a creare situazioni credibili, a descrivere i sentimenti,
oppure perché le interpretazioni degli attori sono scarse e non c'è
proprio verso di entrare in empatia con i personaggi. Ma non è
questo il caso. In “Shame” di Steve McQueen, infatti, si riesce veramente ad immergercisi, fino in profondità, rischiando
quasi di affogare. Ed io adoro quella situazione.
Tanto di cappello quindi a Steve
McQueen che al suo secondo lungometraggio dopo Hunger, è riuscito a
dare un'anima a questo film, pur trattando una tematica scomoda e
raffigurando un personaggio “insolito” reso però estremamente
credibile da un'interpretazione magistrale di Fassbender (provate a
vedere i suoi primi piani, per esempio, mentre la sorella canta o
durante l'ultimo rapporto sessuale). Un Fassbender che con questa
prova si è conquistato un posto nell'olimpo dei migliori attori
attualmente in circolazione, capace di reggere un intero film sulle
proprie spalle apparendo sicuro e sincero in situazioni per niente
semplici.
A discapito quindi di una fotografia
gelida, (bellissima tra l'altro) tuta incentrata su toni di blu,
grigio e celeste, il film appare vivo e profondo.
Di cosa parla? E' di sicuro un film su
una perversione, ma prima di tutto è una splendida raffigurazione di
un sentimento forte come la solitudine, quella più straziante,
immobilizzante. Fassbender è un erotomane, un uomo ossessionato dal
sesso , che per lui rappresenta la sola ed unica via per scappare dai
propri fantasmi, da un passato incerto di cui sappiamo pochissimo, ma
che comprendiamo essere stato estremamente traumatico ("Non siamo cattive persone. E' solo che veniamo da un brutto posto"). Fassbender
corre e scappa da un disagio esistenziale avvolgente. Come in Hunger,
anche qui si si trova imprigionato, ma queste sbarre forse sono
ancora più resistenti, queste catene fanno ancora più male.
Lo vediamo masturbarsi, scopare in
continuazione, raggiungere orgasmi con il volto sofferto e dilaniato
dal senso di colpa e dal disprezzo per se stesso. Ma lo vediamo anche
non riuscire a fare sesso proprio l'unica volta in cui oltre al
desiderio carnale c'era anche del coinvolgimento emotivo (una delle
sequenze più angoscianti dell'intera pellicola). Ha un ottimo lavoro
e vive in un bellissimo appartamento con una splendida vista sulla
metropoli, ma asfissiato dal suo malessere, schiavo del proprio corpo
e delle proprie pulsioni, lo vediamo muoversi a stento nel mondo.

In un certo modo, mi ha ricordato il
Mickey Rourke di The Wrestler, o i tanti protagonisti della canzoni
di Bruce Springsteen, immersi nelle “Badlands” , in bilico tra
l'essere sul punto di arrendersi, reagire, sollevarsi e poi fallire
ed arrendersi di nuovo.
Per tutta la durata del film, domina un
senso di desolazione, mentre sprofondiamo insieme a Brandon in questa
claustrofobica discesa negli inferi. La telecamera di McQueen lo
accompagna con il fiato sul collo, non gli concede un momento di
privacy, ma niente sembra mai eccessivo. Non sembra esserci un gusto
per lo scandalizzare fine a se stesso come si trova, purtroppo, in
molte altre pellicole. La regia è a tratti virtuosa, ma mai
fastidiosa o disturbante. Di sicuro non siamo di fronte a un
capolavoro della settima arte, visti i diversi difetti che possiamo
trovare (se proprio vogliamo), ma si tratta in ogni caso di un
grandissimo film, uno dei migliori degli ultimi anni.
Un film monumentale, potente e sincero,
a tratti straziante, ma che con sicurezza e facilità riesce a
penetrare il cuore.
Girato in appena 25 giorni, tra
l'altro.
“Everybody's
got a secret Sonny
Something that they just can't face
Some folks spend their whole lives trying to keep it
They carry it with them every step that they take
Till some day they just cut it loose
Cut it loose or let it drag `em down
Where no one asks any questions
Or looks too long in your face
In the darkness on the edge of town “
Something that they just can't face
Some folks spend their whole lives trying to keep it
They carry it with them every step that they take
Till some day they just cut it loose
Cut it loose or let it drag `em down
Where no one asks any questions
Or looks too long in your face
In the darkness on the edge of town “
-- Bruce Springsteen, Darkness on the edge of town
Bellissima recensione Vittorio.
RispondiEliminaAnche a me il film è piaciuto molto ma ricordo anche di avere avuto delle riserve, specie sull'incapacità di dare uno snodo narrativo più corposo a discapito delle mille scene di sesso.
Ma è un film su un'ossessione, ci sta.
Fassbender impressionante...
E, come dici, il suo piano d'ascolto sul canto di lei è roba da non dimenticarsela più.
Ci sta il parallelo con Randy the Ram.
Ma la scena omo, alla fine, che significato ha?
Sarà quello lo shame?
Mah senti, io l'ho intesa proprio come un voler far qualcosa per dimostrare a se stesso di fare schifo e stare male, magari spinto dal disprezzo di se,... come quando ti ubriachi non per stare bene, ma solo e soltanto per stare ancora più male. Spesso è più semplice arrendersi e dare ragione a se stessi, odiarsi piuttosto che reagire. Mi è sembrato un gesto impulsivo solo per poter dire al tizio stronzo dentro la sua anima: guardati brandon, guarda come sei squallido e malato. Quando ti ritieni un fallito spesso cerchi di darti ragione, è più semplice che darti torto... non so se mi sono spiegato... io l'ho vissuta in questo modo quella scena. A presto dae-soo... e grazie di passare di qua!
EliminaAh ah, più che la fotografia di Brandon sembra che hai fatto la mia... :)
EliminaNon lo so, ti ho capito perfettamente e ci può stare,io molto più stupidamente l'ho inteso quasi alla "lettera", Brandon ha una forte latenza omosessuale che cerca di combattere e nascondere con l'iperattività etero.
Ovviamente queste mie frasi andrebbero spiegate in modo più esaustivo e intelligente ma giusto per farti capire.
Ti ho messo in blog roll, ora ti vedo anche senza cercarti :)
Vai grazie mille... stasera mi guardo Synecdoche New York, poi ti faccio sapere!!
EliminaOh cazzo cazzo cazzo cazzo cazzo cazzo cazzo
Eliminaauguri
"quanti cazzi fanno?" mi è venuta spontanea...
Eliminadice Caparezza che il secondo è il più difficile, meno male che Steve Mcqueen non lo sa:)
RispondiEliminaBenvenuto da queste parti!! Comunque, McQueen è sicuramente uno dei registi più promettenti. Ha sia le qualità tecniche che la giusta sensibilità per regalarci altri bei film... Su lui vale lo stesso discorso fatto da altri, spero vivamente che non si faccia incatenare da Hollywood e dalle dinamiche di mercato, perché sarebbe davvero un peccato!!
RispondiElimina.....nella mia mi sono dimenticato di citare Brandon durante la canzone!
RispondiEliminaChe scena grandiosa! Anche tu, come me, sei annegato in questa pellicola, la tua rece lo dimostra!
Concordo con te, aspetto con ansia 12 years a slave!
(me l'ero persa questa recensione :))