“Una settimana prima di iniziare il film, ho sognato che qualcuno mi cavava l’occhio destro con un cucchiaio. Non soffrii, ero sorpreso. Forse il sogno voleva dire che per questo film non mi serviva l’occhio destro, quello della realtà, ma solo il sinistro, quello della Fantasia.” --Federico Fellini
Solitamente inizio le “recensioni” parlando dei film e chiudo con una carrellata di frammenti… Stavolta ho preferito fare esattamente l’opposto, ovvero mostrarvi prima le immagini. Perché questo è un film che più di tanti altri si fonda proprio sulle immagini. E’ infatti il primo film a colori del Maestro, che qui, con questo nuovo mezzo a sua disposizione, riesce a creare una pellicola di straordinario fascino, meravigliosa sul piano visivo. Grazie a scelte cromatiche azzeccate ed ad un’attenzione particolare e costante alle scenografie, Fellini riesce a portarci direttamente dentro un sogno. Si, guardare un film come “Giulietta Degli Spiriti” è come sognare. Ed è un sogno bellissimo. Un viaggio nell’onirico senza eguali. Un’iniezione di gioia.
Qui Fellini non si da freni, non si limita assolutamente e da
pieno sfogo alla propria fantasia, ancora di più di quanto aveva fatto nel
precedente “8 e ½” ed il risultato,
secondo me, è altissimo. Se è 8 ½ rappresenta per il sottoscritto una delle
vette più alte raggiunte nella storia del cinema, qui non siamo molto distanti.
L’immaginario è lo stesso e la storia a tratti sovrapponibile. Al centro
infatti c’è un singolo personaggio con la sua individualità…le sue paure, i
suoi ricordi, le sue ossessioni, le sue debolezze, i suoi sogni, le sue
aspirazioni. C’è la vita come “confusione”, proprio come diceva Guido Anselmi
nel finale di 8 ½. C’è un’irrefrenabile giostra, un’esplosione di energia
vitale. Giulietta è una donna di mezza età, fragile, timida, innamorata di un
marito che la tradisce. L'ha appena scoperto, le sue certezze si sgretolano,
il suo amore vacilla, si sente precipitare, si senta perseguitata dai propri
fantasmi, dalle ferite del passato. Ancora segnata dall’asfissiante educazione
cattolica subita nell’infanzia. E si sente sola, in mezzo a quella società
borghese rappresentata ancora una volta come piena di contraddizioni, difetti,
caratterizzata da una vacuità di fondo, un’assenza di valori precisi. Attorno a
lei, tutti i personaggi del film si muovono come fantasmi, maschere inquietanti
e lo spettatore è sempre portato a chiedersi se sta assistendo a qualcosa di
vero e tangibile oppure no, tanto è sottile la linea di demarcazione tra realtà
e sogno. Del resto, è ben noto il grande interesse per il sovrannaturale da
parte del regista…
C’è spazio per l’ironia, per l’erotismo, ma anche per l’analisi
psicologica della protagonista. Tutto, però, è eccessivo, esagerato, dagli
abiti alle acconciature, dall’arredamento ai dialoghi, dalle smorfie sensuali
della vicina di casa ai fiori, alle musiche, anche stavolta splendide firmate
da Nino Rota (senza le quali, occorre dirlo, i film di Fellini non sarebbero
certo se stessi). Ma nuovamente, in mezzo all’esagerazione ed al grottesco
portati alle estreme conseguenze, il film si configura nel complesso come una
esortazione alla libertà. Un inno alla gioia… Anzi, un inno alla vita, che non
è soltanto gioia, ma è tutto quello che Fellini inserisce in questo calderone,
dove c’è spazio anche per l’amarezza, le banalità, per i gesti sbagliati, per
le indecisioni. Quel senso di inadeguatezza, di incomprensione perenne, quel
non sapere cosa fare della propria vita. E quindi caos, caos ed ancora caos. Caos
completo. Messo bene in evidenza grazie al montaggio frenetico, ai movimenti di
camera disordinati…
I primi piani sugli occhi di Giulietta, che prova a
sorridere, ma piange allo stesso tempo, dicono più di centomila parole. Il “viaggio”
nella villa della vicina di casa (interpretata da Sandra Milo, amante del
regista nella vita reale, e qui, paradossalmente amica e “maestra di vita” per
Giulietta) è una sequenza estremamente potente, che potrebbe essere presa come manifesto del cinema di Fellini e del cinema in generale. Lo stesso dicasi per
quella che viene immediatamente dopo, in cui Giulietta scappa ed i suoi sensi
di colpa prendono forma ed assumono sembianze infernali.
Si è scritto molto su questo film ed esula perciò dagli
intenti di questo blog fornirne un’analisi dettagliata, anche perché non me ne
sento in grado. Ma questo è il tipo di film per cui amo il cinema e ci tenevo a
trasmettere in poche parole, o almeno provarci, il mio profondo amore per pellicole del genere.
Pellicole come questa sono da guardare, riguardare ed ammirare all’infinito.
Non permettiamo al tempo di intaccarne la grandezza.
























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