Mamma cos'è una FICA? Una fica è una lampada di grandi dimensioni…
ed il Mare? Il mare è una sedia in pelle con i braccioli di legno, l’Autostrada
è un vento molto forte, il telefono una saliera, il fucile è un meraviglioso uccello bianco, gli zombie sono fiori gialli… I nomi? Anche quelli non esistono. Solo “padre”, “Madre”,
“fratello”, “sorella maggiore”, Sorella minore”… ed il telefono, la radio, la
televisione…non si sa cosa sono. I gatti, poi, sono animali pericolosissimi
capaci di sbranare gli uomini, per questo non bisogna assolutamente uscire in
giardino da soli... Soltanto quando il canino destro o quello sinistro
cadranno, i figli saranno pronti a lasciare la casa dei genitori e ad esplorare
il mondo. Ma prima di quel giorno nessuna libertà è concessa, nessuna
stravaganza.
Così vivono i tre fratelli di “Kynodontas”, segregati in una
villa in campagna dal severo padre, per proteggerli dal mondo esterno, dalle
infezioni, dagli esseri umani. Non hanno il minimo contatto con il resto dell’umanità.
Il linguaggio è modificato ad hoc, la loro vita è strettamente controllata.
Sono prigionieri, in pratica. Prigionieri inconsapevoli, ma pur
sempre prigionieri. Incatenati, costretti ad una vita assurda. Piatta. Senza
scopo.
La pellicola di Giorgos Lanthimos (primo approccio del sottoscritto al cinema greco contemporaneo) è un qualcosa di estremamente
straziante. Un film che fa male, molto male. Forse troppo, mettendo davvero a
dura prova lo spettatore. Parlando in prima persona, per quasi tutta la durata
della pellicola, sono stato combattuto tra l’interrompere la visione o il
mandarla avanti. Alcune sequenze sono difficilmente tollerabili, e dopo la
scena del gatto (impossibile da dimenticare), sinceramente, la tentazione di
spegnere tutto, dentro di me è stata veramente grossa. Ma attenzione, non
fraintendetemi: non è ciò che si vede sullo schermo che ci disgusta, ma ciò che
non si vede. Il sangue è presente, è vero, ma la vera violenza è soprattutto
psicologica. Ed il tipo di regia in questo senso è perfetto. Una regia
minimale, fredda, chirurgica. Il bianco delle pareti quasi acceca e rende il
tutto ancora più disturbante.
I tre fratelli non sembrano neanche persone. Anche tutte le
loro emozioni sono molto contenute. La maggior parte delle emozioni, a dir la verità, probabilmente non sanno nemmeno cosa sono. Sono adulti, ma in fin dei conti sono bambini. Ingenui. Stupidi.
Estremamente disturbante anche il modo in cui viene trattata
la sessualità. Non c’è passione, non c’è desiderio. Il sesso sembra anch'esso
un qualcosa di artificiale. Fatto sotto ordine dei genitori, oppure fatto
soltanto in cambio di un piccolo regalo.
Poi ovviamente, per esigenze di trama, entra in scena l’elemento
disturbatore, quella piccola perturbazione in grado di far esplodere a poco a
poco il caos e dunque far crollare l'intero sistema autoritario creato dal pater
familias… Ed il bello è che questo elemento è il cinema. Saranno infatti le
vhs di “Rocky Balboa” e de “Lo Squalo” a mostrare alla sorella maggiore l’esistenza
di tutto un altro mondo. Un mondo dove le persone si chiamano per nome,
combattono per i loro sogni, si amano.
Lì comincia la “ribellione” della ragazza portata avanti con
i pochi mezzi a propria disposizione. E nella bellissima scena del ballo emerge
potentissimo il desiderio di libertà… Una scena che, partendo da una situazione
piuttosto ridicola, si fa poi estremamente intensa e non può non arrivare al
cuore, seppur in maniera “silenziosa”. Da lì è tutto un ‘crescendo’ di pathos
che culmina in un finale criptico, anch’esso straziante, ma perfettamente in
linea con ciò che è stato il film sino a quel momento.
Quel che resta allo spettatore è un tipo di dolore che ci
vuole un po’ a metabolizzare, ma l’impressione comunque di aver assistito ad una pellicola importante, dalla disarmante carica simbolica, diversa dalla grandissima
maggioranza dei film che capita di vedere. Un film coraggioso nel trasmettere
un messaggio sociale e politico, dando al tutto una sembianza surreale, quando in verità ci
rendiamo conto che è tutto molto più reale di quanto ci possa sembrare. Una
tragedia gelida e spietata che ti penetra dentro ed ho la sensazione che ci metterà un
po’ di tempo a lasciarmi in pace. Se poi mi è piaciuta o meno, sinceramente
devo ancora capirlo… Ciò che è sicuro è che porterò avanti questa mia esplorazione
del cinema greco, con l’intenzione
magari di ritornare in futuro su questo film, per ulteriori riflessioni.
Adesso, preferisco lasciar tempo ai sentimenti di fare il
proprio corso.






